Caricamento...

Udine365 Logo Udine365

San Leonardo, i castagneti sperimentali diventano modello per il rilancio del territorio

21/04/2026

San Leonardo, i castagneti sperimentali diventano modello per il rilancio del territorio

A San Leonardo il recupero dei castagneti non viene letto come una semplice operazione agricola, ma come un progetto di lungo periodo capace di intrecciare produzione, tutela del paesaggio e valorizzazione delle aree montane. Nel corso del sopralluogo agli impianti sperimentali di castagno, l’assessore regionale alle Risorse agroalimentari Stefano Zannier ha indicato questa esperienza come un possibile riferimento per altre zone del Friuli Venezia Giulia, sottolineando il lavoro costruito in un arco di tempo ampio e con il coinvolgimento di istituzioni, tecnici, proprietari privati e operatori del territorio.

Il punto di partenza risale a circa dieci anni fa, quando venne avviata la tipizzazione genetica degli alberi. Un passaggio tecnico decisivo, necessario per verificare l’autenticità autoctona delle piante e per individuarne con precisione le varietà. Da lì ha preso forma un percorso più articolato, sostenuto dall’Amministrazione regionale, dalla Direzione centrale risorse agricole, forestali e ittiche e dagli esperti dell’Ersa, con l’obiettivo di ricreare le condizioni necessarie affinché i castagneti possano tornare a essere produttivi senza perdere il legame con le caratteristiche originarie del territorio.

Un progetto costruito nel tempo tra ricerca, territorio e imprese

Nel suo intervento, Zannier ha insistito soprattutto sul valore del metodo seguito in questi anni. Il lavoro sugli impianti sperimentali di San Leonardo, infatti, non si è limitato allo studio botanico o agronomico, ma ha richiesto la costruzione di una rete locale capace di sostenere concretamente il progetto. Sono stati coinvolti gli enti delle Valli del Natisone e del Torre, la Comunità di montagna, imprenditori agricoli e proprietari dei terreni, in una collaborazione che ha dato continuità a un’iniziativa destinata a produrre effetti solo nel medio e lungo periodo.

Proprio questa visione di prospettiva viene considerata uno degli elementi più rilevanti dell’esperienza. Il recupero del castagno richiede tempo, competenze e soggetti strutturati in grado di accompagnare l’evoluzione del progetto senza cercare risultati immediati. Secondo l’assessore, i segnali già emersi a San Leonardo mostrano che la strada imboccata è quella giusta e che i primi esiti positivi possono incoraggiare operazioni analoghe in altri contesti regionali, soprattutto dove esiste ancora una memoria agricola e paesaggistica legata a questa coltura.

Il castagno come risorsa economica, ambientale e paesaggistica

Durante la mattinata è stato ricordato come i castagneti abbiano rappresentato per lungo tempo una fonte significativa di reddito nelle zone collinari e montane del Friuli Venezia Giulia. Il loro recupero, quindi, non risponde soltanto a un’esigenza di conservazione ambientale, ma apre anche a una possibile riattivazione economica di territori che possono trovare in questa filiera nuove prospettive di sviluppo.

Le opportunità richiamate nel corso del sopralluogo sono diverse. Il settore può offrire risultati nella produzione di castagne e marroni, nella trasformazione alimentare di qualità con prodotti come farina, castagne secche e marron glacé, ma anche nell’industria del legno, nell’apicoltura e in un indotto collegato al turismo ambientale e alla valorizzazione del paesaggio. È una visione ampia, che restituisce al castagneto il ruolo di sistema produttivo e insieme di presidio territoriale.

Per Zannier, ricreare le condizioni perché questi terreni tornino a dare frutti come in passato significa anche restituire interesse agricolo a superfici che oggi rischiano l’abbandono, con benefici che non si fermano alla produzione ma incidono sulla qualità ambientale e sull’immagine stessa del territorio montano.

Innesti, resistenza climatica e nuova viabilità forestale

Uno degli aspetti più avanzati del progetto riguarda il lavoro scientifico condotto sugli impianti sperimentali. Le analisi in corso stanno infatti permettendo di studiare innesti in grado di favorire la crescita di alberi produttivi in tempi più rapidi e meglio attrezzati per affrontare le criticità che oggi condizionano il settore. Tra queste ci sono i cambiamenti climatici, i parassiti e le malattie fungine che possono provocare danni profondi alla corteccia e compromettere la vitalità delle piante.

La ricerca, in questo senso, viene considerata uno strumento essenziale per coniugare recupero delle specie originarie e innovazione tecnica. L’idea non è sostituire l’identità del castagneto tradizionale, ma rafforzarla attraverso soluzioni che ne aumentino la resistenza e la capacità produttiva in un contesto ambientale mutato.

Nel corso del sopralluogo è stata inoltre inaugurata la nuova strada forestale che conduce ai castagneti, un’opera finanziata con 550 mila euro della concertazione 2024. Anche questo intervento si inserisce nella logica complessiva del progetto: rendere accessibili e gestibili le aree interessate, creando le condizioni infrastrutturali necessarie affinché il recupero non resti un esperimento isolato, ma possa tradursi in una prospettiva concreta di sviluppo per il territorio.

Annalisa Biasi Avatar
Annalisa Biasi

Autrice di articoli per blog, laureata in Psicologia con la passione per la scrittura e le guide How to