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Moda italiana, la CNA rilancia: legalità per difendere il Made in Italy

21/04/2026

Moda italiana, la CNA rilancia: legalità per difendere il Made in Italy

Il Made in Italy della moda cerca una nuova base su cui reggere la competizione internazionale: meno rendita di immagine, più solidità industriale, tracciabilità della filiera e sostegno concreto alle imprese artigiane. È il messaggio emerso a Roma durante la due giorni promossa da CNA Federmoda, inserita nel programma della Giornata nazionale del Made in Italy, dove rappresentanti dell’associazione, istituzioni ed esperti hanno riportato al centro un tema che riguarda insieme economia, lavoro e identità produttiva del Paese. 

La sfida del comparto oltre il valore del marchio

A dare il tono dell’incontro è stato il vicepresidente nazionale della CNA, Paolo Silenzi, che ha insistito su un punto molto netto: la competitività del sistema moda non può più reggersi soltanto sull’estetica del prodotto o sulla forza evocativa dell’etichetta italiana. Per restare credibile, il comparto deve dimostrare coerenza lungo tutto il processo produttivo, dalla manifattura alla distribuzione, con un’attenzione rigorosa alla legalità, ai diritti del lavoro e alla responsabilità di filiera. 

Il nodo, per CNA, è proprio questo. Un prodotto può dirsi davvero italiano soltanto se lo è l’intera catena che lo realizza, e non il solo passaggio finale. In questa impostazione c’è un richiamo preciso a una trasparenza che non ha solo valore etico, ma anche economico: la reputazione internazionale della moda italiana, secondo quanto emerso nel confronto, dipende dalla capacità di presentarsi come un sistema pulito, riconoscibile e coerente, in cui ogni anello della filiera abbia forza contrattuale, qualità e riconoscimento. 

Da qui anche la richiesta di politiche industriali più mirate. Le imprese artigiane, è stato sottolineato, non chiedono modelli di crescita forzata o scorciatoie dimensionali, ma condizioni più eque per consolidarsi, innovare e aprirsi ai mercati senza perdere identità. Il riferimento è a infrastrutture adeguate, strumenti per la digitalizzazione, accompagnamento all’internazionalizzazione e regole chiare in grado di premiare chi produce qualità reale, invece di lasciare spazio a chi la imita o la svuota di contenuto.

I numeri del sistema moda e i segnali che arrivano dall’export

Il quadro illustrato dal Centro Studi CNA restituisce l’immagine di un settore composto in larga parte da piccole realtà, con poco più di nove addetti per impresa, ma ancora fortemente ancorato al lavoro dipendente e alla manifattura specializzata. Le aziende con dipendenti rappresentano il 64,6% del comparto, una quota superiore a quella media della manifattura, mentre l’occupazione resta in prevalenza femminile, con il 55,5%. Metà delle imprese, inoltre, è di natura artigiana: un dato che conferma quanto il saper fare diffuso continui a rappresentare l’ossatura produttiva della moda italiana.

Accanto a questi elementi strutturali, però, emergono criticità pesanti. Nel periodo 2023-2025 i grandi marchi del settore hanno registrato una flessione del 10,9% nel valore aggiunto, chiudendo in coda tra i comparti manifatturieri italiani, mentre le esportazioni hanno segnato un calo del 6,8%. Il contesto internazionale, segnato da guerre e instabilità, continua a incidere sulle prospettive di un’industria molto esposta agli equilibri globali. Eppure, proprio dentro questo scenario complicato, restano visibili alcuni indicatori meno sfavorevoli: la fascia alta mantiene una forte capacità di attrazione e, secondo lo studio presentato, l’export verso gli Stati Uniti nel 2025 è cresciuto del 2,4%, raggiungendo quota 5,7 miliardi di euro nonostante il peso dei dazi.

Credito, competenze e relazioni di filiera: le richieste delle imprese

Nel dibattito è tornato con forza anche il tema del coordinamento tra imprese, brand e istituzioni. La presidente nazionale di CNA Federmoda, Doriana Marini, ha richiamato la necessità di un vero Patto di filiera, utile a salvaguardare il Made in Italy e a costruire condizioni più favorevoli per il suo sviluppo. Il passaggio è rilevante perché sposta la discussione dal solo piano simbolico a quello delle leve operative: accesso al credito, apertura verso nuovi mercati, rapporti più equilibrati lungo la catena produttiva.

Su questo stesso crinale si colloca l’intervento di Antonio Franceschini, responsabile nazionale CNA Federmoda, che ha definito il settore in una fase di estrema delicatezza e ha sollecitato azioni valide sia nell’immediato sia in prospettiva. Il punto, ancora una volta, è evitare che il patrimonio di competenze custodito dalle piccole imprese venga disperso proprio nel momento in cui la moda italiana avrebbe bisogno di maggiore compattezza. Per questo, tra le priorità indicate, ci sono politiche di aggregazione, tutela dei mestieri e dialogo costante con i brand, così da strutturare meglio i rapporti interni alle filiere. 

In apertura dei lavori, anche il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso, intervenuto con un videomessaggio, ha posto l’accento sul tema delle competenze, collegandolo alla revisione dell’apprendistato, al liceo del Made in Italy, al rafforzamento degli ITS e alla valorizzazione delle accademie. È un passaggio che affianca alla difesa del presente una questione altrettanto decisiva: il ricambio generazionale. Senza trasmissione dei saperi, infatti, l’artigianato rischia di perdere la sua continuità proprio mentre è chiamato a integrare digitalizzazione, sostenibilità, nuovi materiali e nuovi sbocchi commerciali.

Dal confronto romano esce quindi una linea molto chiara: il Made in Italy, per restare competitivo, deve smettere di essere soltanto una formula evocativa e tornare a misurarsi con la qualità delle relazioni industriali, con la tenuta dell’occupazione, con la trasparenza produttiva e con la capacità di innovare senza snaturarsi. La moda italiana continua ad avere un capitale reputazionale enorme, ma per difenderlo serve una politica industriale che tenga insieme manifattura, competenze e filiera. È lì che si gioca, oggi, la sua tenuta reale.

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Fabiana Fissore

Fabiana Fissore è web editor e creator di contenuti dedicati a lifestyle urbano ed eventi locali. Racconta la città con uno stile fresco e coinvolgente, a stretto contatto con il territorio.