Medicina generale FVG, Riccardi incontra i sindacati sulla riforma
05/05/2026
L’assessore regionale alla Salute del Friuli Venezia Giulia, Riccardo Riccardi, ha incontrato a Udine i rappresentanti regionali delle organizzazioni sindacali dei medici di medicina generale per discutere la proposta di riforma nazionale legata al percorso avviato dal ministro Schillaci. Al tavolo hanno partecipato le sigle Fimmg, Fmt, Snami e Smi, che hanno illustrato osservazioni, criticità e proposte sul futuro assetto della medicina territoriale.
Al termine dell’incontro, Riccardi ha spiegato di aver ascoltato tutte le posizioni rappresentate dai sindacati, precisando che il percorso andrà avanti e che sarà valutata la sua evoluzione. Il confronto si è concentrato soprattutto sul rapporto tra medici di medicina generale, Case della Comunità, lavoro convenzionato e possibile accesso alla dipendenza pubblica.
Case della Comunità e rapporto fiduciario con i pazienti
Nel corso del tavolo, alcune sigle sindacali hanno presentato proposte orientate a garantire il mantenimento del rapporto fiduciario tra medico e paziente anche in un modello più integrato con le Case della Comunità. Il tema resta uno dei passaggi più sensibili della riforma, perché riguarda l’equilibrio tra nuova organizzazione territoriale, prossimità dei servizi e continuità del rapporto personale costruito dai cittadini con il proprio medico.
Secondo le organizzazioni presenti, l’eventuale rafforzamento delle strutture territoriali dovrà tenere conto della funzione storica dei medici di famiglia, evitando soluzioni che possano indebolire la relazione diretta con gli assistiti. La discussione ha quindi toccato sia gli aspetti organizzativi sia quelli professionali, con l’obiettivo di individuare un modello capace di rispondere ai bisogni del territorio senza disperdere il patrimonio di fiducia già esistente.
Critiche al doppio binario tra dipendenza e convenzione
Una criticità condivisa dalle sigle riguarda il cosiddetto doppio binario tra lavoro dipendente e lavoro convenzionato. Secondo i sindacati, questa impostazione presenta problemi applicativi rilevanti, soprattutto per la scarsa attrattività del passaggio alla dipendenza pubblica, che richiederebbe una forte valorizzazione della volontarietà.
Il nodo non è soltanto contrattuale, ma riguarda anche la capacità del sistema di reperire personale e garantire continuità assistenziale. Le organizzazioni sindacali hanno evidenziato che una trasformazione non adeguatamente accompagnata rischierebbe di generare incertezze tra i professionisti, senza produrre automaticamente un miglioramento dell’assistenza territoriale.
Il problema dei titoli e della possibile specializzazione
Un altro punto emerso con forza riguarda il titolo di specializzazione richiesto per l’eventuale scelta della dipendenza pubblica. Secondo quanto rappresentato dai sindacati, allo stato attuale molti medici di medicina generale non avrebbero i requisiti per accedere a quel percorso, poiché il loro titolo abilitante non viene considerato equipollente a una specializzazione ospedaliera.
La questione apre anche un tema di possibile discriminazione e di mancato reperimento del personale necessario. Oltre all’equipollenza dei titoli già acquisiti, restano dubbi sui percorsi integrativi, sull’eventuale trasformazione del titolo in specialità e sul riconoscimento del percorso Ceformed per chi lo sta frequentando, per chi lo ha già concluso e per chi intende avviarlo.
Il confronto proseguirà nel percorso della riforma
L’incontro di Udine ha quindi messo in evidenza una fase ancora aperta, nella quale la Regione ascolta le posizioni dei rappresentanti dei medici mentre il dibattito nazionale sulla riforma resta in evoluzione. Riccardi ha confermato che il percorso procederà, lasciando intendere che le valutazioni successive dipenderanno anche dagli sviluppi del quadro ministeriale e dal confronto con le categorie professionali.
Per il sistema sanitario regionale, la riforma della medicina generale rappresenta un passaggio rilevante perché incide sull’organizzazione dell’assistenza primaria, sulla presenza dei professionisti nei territori e sul ruolo delle Case della Comunità. Le osservazioni dei sindacati saranno quindi parte di una discussione destinata a proseguire, con al centro la sostenibilità del modello, la tutela dei pazienti e il riconoscimento delle competenze dei medici di famiglia.
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