Friuli, Confindustria Udine ricorda il ruolo delle imprese dopo il sisma
05/05/2026
A cinquant’anni dal terremoto del 6 maggio 1976, Confindustria Udine ricorda il ruolo decisivo svolto dal sistema imprenditoriale nella rinascita del Friuli. Il sisma devastò un’area di 5.700 chilometri quadrati, coinvolgendo 137 comuni e circa 600 mila abitanti, con 989 morti, oltre 3 mila feriti e 100 mila persone senza casa. Furono colpite anche 279 aziende industriali, di cui 166 associate all’allora Associazione degli Industriali della Provincia di Udine, con oltre 10 mila dipendenti.
Secondo i dati richiamati dall’associazione, circa il 40% del sistema produttivo udinese si fermò. In quel contesto, gli imprenditori friulani scelsero di riaprire le fabbriche anche in locali provvisori, salvaguardare i posti di lavoro e contribuire a una ricostruzione che sarebbe poi diventata un modello nazionale, fondata sulla ripresa produttiva come condizione per ricostruire anche il tessuto sociale.
Il principio del “prima le fabbriche”
Il presidente di Confindustria Udine, Luigino Pozzo, ha sottolineato come il ricordo della tragedia resti vivo, ma sia accompagnato dall’orgoglio per la reazione del territorio. Quella risposta, ha ricordato, fu costruita attorno a una scelta precisa: evitare l’emigrazione di massa, mantenere la popolazione vicino ai luoghi di lavoro e permettere alle imprese di ripartire il più rapidamente possibile.
Il principio guida fu espresso allora dal presidente dell’Associazione degli Industriali di Udine, Rinaldo Bertoli: ricostruire attorno alle fabbriche, dopo averle fatte sopravvivere con uomini e mezzi. Una linea che si saldò al motto “Prima le fabbriche”, attribuito a monsignor Alfredo Battisti, e che divenne uno dei pilastri del cosiddetto Modello Friuli.
La sottoscrizione e gli interventi per imprese e lavoratori
L’Associazione degli Industriali, attraverso le presidenze di Rinaldo Bertoli, Gianni Cogolo e Andrea Pittini, sostenne le aziende del territorio con strumenti rapidi e concreti. Tre giorni dopo la scossa venne aperta una sottoscrizione che raccolse oltre 3,5 miliardi di lire, destinati a prefabbricati, alloggi per lavoratori e strutture di emergenza.
Accanto alla raccolta fondi furono promosse soluzioni operative come l’occupazione provvisoria, la lavorazione in conto terzi e accordi con banche e sindacati. Con il sostegno di Confindustria nazionale e la visita dell’allora presidente Gianni Agnelli, furono chiesti e ottenuti prestiti a tasso zero e interventi rapidi. Le imprese edili associate diedero inoltre vita al Consorzio CORIF, che divenne interlocutore unico per la realizzazione delle infrastrutture.
La ripresa produttiva e i dati della ricostruzione
La riattivazione produttiva, secondo Confindustria Udine, fu quasi completa in poco più di un anno. A fine 1978 i posti di lavoro industriali nelle zone terremotate erano stati recuperati e risultavano aumentati di circa 2 mila unità, pari a un incremento del 10%.
Tra il 1971 e il 1981, le unità industriali in provincia di Udine crebbero del 44,7% e gli addetti del 26,7%, con una spinta significativa proprio dalle aree più colpite dal sisma. Per Pozzo, il Friuli dimostrò che mettere al primo posto la ripresa economica e produttiva significa ricostruire insieme lavoro, comunità e fiducia.
Un modello richiamato per le sfide di oggi
Nel ricordo dei cinquant’anni dal terremoto, Confindustria Udine rende omaggio alle vittime, alle famiglie colpite, agli imprenditori, ai lavoratori e a quanti contribuirono alla rinascita del territorio. Pozzo ha richiamato la capacità di una classe dirigente di interpretare una volontà popolare di riscatto, sostenuta anche da una solidarietà di respiro internazionale.
La ricostruzione friulana viene indicata come un esempio di coesione, visione strategica e riorganizzazione. Per Confindustria Udine, quella lezione resta attuale: stimolare soluzioni concrete, aggregare il territorio attorno a un nuovo patto per uno sviluppo innovativo, inclusivo e sostenibile, rafforzare base produttiva, lavoro e formazione, e trasmettere alle nuove generazioni la cultura del non arrendersi.
Articolo Precedente
Udine, al via i lavori per la nuova sede della Protezione civile
Articolo Successivo
Medicina generale FVG, Riccardi incontra i sindacati sulla riforma
Autrice di articoli per blog, laureata in Psicologia con la passione per la scrittura e le guide How to