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Economia FVG, Confindustria Udine taglia la crescita 2026 allo 0,2%

29/04/2026

Economia FVG, Confindustria Udine taglia la crescita 2026 allo 0,2%

Confindustria Udine rivede al ribasso le stime sull’economia del Friuli Venezia Giulia e indica per il 2026 una crescita del Pil regionale limitata allo 0,2%, con un quadro appesantito dalle tensioni internazionali, dall’aumento dei costi energetici e dal rallentamento della domanda. Il nuovo Report scenari economici FVG fotografa una fase di forte prudenza per imprese, famiglie e sistema produttivo, con previsioni che restano deboli anche per il 2027, quando la crescita è stimata allo 0,4%.

Energia e instabilità internazionale pesano sulle imprese

Il documento elaborato da Confindustria Udine lega il peggioramento dello scenario soprattutto agli effetti delle tensioni in Medio Oriente e ai rischi collegati ai flussi energetici internazionali. Il possibile blocco o rallentamento delle rotte strategiche, in particolare nell’area dello Stretto di Hormuz, viene indicato come un fattore capace di incidere direttamente sui prezzi dell’energia, sui trasporti, sulla logistica e sulla produzione industriale.

Nel quadro delineato dal report, il prezzo del petrolio potrebbe attestarsi intorno ai 100 dollari al barile, mentre il gas viene indicato a circa 42 euro per megawattora. L’aumento dei costi energetici non riguarda soltanto le bollette delle imprese, ma si riflette anche sulle materie prime, con rincari che possono coinvolgere alluminio, rame, urea e fertilizzanti. Per un territorio manifatturiero e fortemente integrato nelle catene produttive internazionali come il Friuli Venezia Giulia, si tratta di variabili che incidono direttamente sulla competitività.

Consumi deboli, investimenti in frenata e export sotto pressione

Le previsioni indicano una crescita molto contenuta dei consumi delle famiglie, stimata per il 2026 allo 0,3%. Anche gli investimenti rallentano: dopo il +2,3% previsto nel 2025, il 2026 dovrebbe fermarsi al +1,3%. Il dato segnala una maggiore cautela da parte del sistema produttivo, condizionato dall’incertezza sui mercati, dai costi e dalla difficoltà di programmare nuove iniziative in un contesto internazionale fragile.

Sul fronte estero, il report stima per il 2026 un incremento delle esportazioni dell’1,1%, ma il dato viene letto dentro uno scenario complesso, segnato dal rallentamento del commercio mondiale, dal rischio di nuovi dazi e dalla perdita di competitività dovuta all’aumento dei costi. Anche il valore aggiunto dell’industria resta quasi fermo, con una previsione di crescita pari allo 0,1% nel 2026.

Lavoro in lieve tenuta, ma il rischio stagnazione resta alto

Il mercato del lavoro mostra segnali di tenuta, pur dentro una dinamica economica debole. Secondo le stime riportate da Confindustria Udine, il tasso di occupazione dovrebbe passare dal 69,2% del 2025 al 69,5% nel 2026, fino a raggiungere il 70% nel 2027. La disoccupazione, però, è prevista al 4,8% nel 2026 e al 4,9% nel 2027, confermando un equilibrio ancora fragile.

Il presidente di Confindustria Udine, Luigino Pozzo, ha richiamato l’attenzione sul rischio che la situazione possa tradursi in una fase di stagnazione se l’instabilità dovesse proseguire durante l’estate. Uno scenario ancora più pesante potrebbe aprirsi nel caso in cui le tensioni internazionali si trascinassero fino alla fine dell’anno, con conseguenze dirette sulla produzione, sugli scambi e sulla fiducia delle imprese.

Da qui la richiesta di interventi rapidi a livello europeo, con misure capaci di contenere il costo dell’energia, sostenere l’industria e proteggere la competitività del sistema produttivo. Tra i temi indicati figurano anche la sospensione dell’Ets e una risposta più incisiva alle difficoltà delle imprese esportatrici, chiamate a muoversi in un mercato globale più incerto e meno favorevole rispetto alle attese.

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Annalisa Biasi

Autrice di articoli per blog, laureata in Psicologia con la passione per la scrittura e le guide How to