Udine, Rapporto Oasi 2025: sanità Fvg promossa, nodi su infermieri e territorio
25/04/2026
Il sistema sanitario del Friuli Venezia Giulia regge il confronto nazionale, mostra indicatori solidi sugli esiti di salute e sulla presa in carico della fragilità, ma deve accelerare sulla riorganizzazione della rete e sull’attrattività delle professioni sanitarie. È questa la fotografia emersa a Udine durante la presentazione del Rapporto Oasi 2025 del Cergas-Sda Bocconi, illustrato nell’aula Perraro dell’ospedale Santa Maria della Misericordia nel corso del convegno dedicato alla sanità italiana tra criticità gestibili e nuove sfide manageriali.
Assistenza di qualità, ma la riforma passa da hub e territorio
A tirare le somme dell’incontro è stato l’assessore regionale alla Salute Riccardo Riccardi, che ha letto nel rapporto una conferma della tenuta complessiva del servizio sanitario regionale, accompagnata però da indicazioni precise sui punti da rafforzare. Secondo l’analisi del Cergas, il Friuli Venezia Giulia si distingue per buoni livelli di qualità dell’assistenza, aspettativa di vita e risultati clinici, in un contesto in cui il finanziamento per paziente supera di circa 60 euro la media nazionale. Un dato che, nella lettura emersa durante il convegno, impone un uso rigoroso ed efficiente delle risorse disponibili.
I ricercatori indicano margini di miglioramento soprattutto sul versante dell’assistenza territoriale e della prevenzione. Nel quadro delineato dal nuovo sistema di garanzia, una delle leve considerate decisive riguarda l’appropriatezza delle visite: il tema, spiegano gli esperti, non si esaurisce nella sola riduzione delle liste d’attesa, ma investe la capacità di governare la domanda sanitaria evitando accessi impropri e prestazioni non necessarie.
Un altro asse di lavoro riguarda la rete ospedaliera. L’indicazione è quella di concentrare la complessità negli ospedali hub, così da garantire maggiore sicurezza clinica grazie a un numero più elevato di casi trattati e, allo stesso tempo, rendere più attrattivi i poli maggiori per i giovani medici. La riorganizzazione, dunque, non viene letta come una misura solo strutturale, ma come una scelta che incide sulla qualità delle cure e sulla capacità del sistema di trattenere competenze.
Privato minoritario e dati forti su domiciliarità e non autosufficienza
Nel rapporto trova spazio anche un passaggio che interviene su un tema spesso al centro del dibattito pubblico, quello del peso della sanità privata. L’analisi del Cergas descrive il Friuli Venezia Giulia come una realtà a larghissima trazione pubblica, con una componente privata ritenuta residuale se confrontata con altri contesti italiani e internazionali.
Tra gli elementi più positivi segnalati nello studio spiccano quelli legati all’assistenza alle persone non autosufficienti. Sul fronte della residenzialità sociosanitaria e sociale, la regione registra un indicatore di investimento pari al 16 per cento, il doppio rispetto alla media nazionale che si ferma all’8 per cento. Ancora più marcato il dato relativo all’Assistenza domiciliare integrata, dove il Friuli Venezia Giulia raggiunge il 73 per cento contro una media italiana del 31 per cento, confermando una capacità di presa in carico al domicilio che il rapporto considera uno dei punti di forza del modello regionale.
La carenza di infermieri resta il fronte più delicato
Se il sistema nel suo complesso ottiene una valutazione favorevole, il capitolo più sensibile resta quello del capitale umano, con particolare attenzione al reclutamento infermieristico. I ricercatori hanno indicato alcune direttrici precise: valorizzazione delle retribuzioni, crescita delle competenze e accompagnamento dei professionisti nei primi anni di attività, passaggio ritenuto necessario per rendere la professione più attrattiva.
Riccardi ha ribadito che la mancanza di infermieri rappresenta una criticità diffusa a livello nazionale e che il Friuli Venezia Giulia non fa eccezione. Secondo l’assessore, la scarsa attrattività di queste professioni verso le nuove generazioni impone risposte strutturate. In questa direzione la Regione ha già agito sul piano degli incentivi retributivi e del sostegno alle università, affiancando a queste misure un lavoro di apertura verso l’estero.
Nel dettaglio, l’amministrazione regionale sta costruendo accordi con atenei di altri Paesi, in particolare in Argentina, per favorire l’allineamento dei titoli di studio, la mediazione linguistica, strumenti di welfare e percorsi che consentano anche la ricongiunzione familiare. Una linea che punta a rendere più accessibile l’ingresso di nuovi professionisti nel sistema sanitario locale, in una fase in cui la competizione tra territori per il personale qualificato è molto forte.
La rete oncologica Fvg indicata come modello di governo clinico
Il Rapporto Oasi dedica infine attenzione al tema delle reti cliniche, considerate oggi uno degli strumenti principali per superare rigidità istituzionali e costruire percorsi di cura coerenti. L’analisi comparata ha preso in esame, oltre al Friuli Venezia Giulia, anche Valle d’Aosta e Liguria, mettendo in evidenza il ruolo delle reti come leva concreta di governo del sistema.
Nel corso del convegno, la direttrice master Emmas e Network Dasp del Cergas Valeria Tozzi, intervenendo sul tema “Rete clinica o rete di offerta”, ha richiamato il caso della Rete oncologica regionale del Friuli Venezia Giulia come esempio di efficienza allocativa. Secondo la studiosa, la rete è stata utilizzata per ridisegnare l’offerta sanitaria, in particolare nella chirurgia oncologica, facendo leva su criteri tecnici come volumi, esiti e accessibilità. In questa prospettiva, la rete diventa uno strumento operativo per attuare decisioni regionali, bilanciando interessi locali e obiettivi generali del sistema.
Dal confronto di Udine esce quindi un messaggio netto: il servizio sanitario regionale mostra fondamenta solide, ma la sfida si gioca ora sulla capacità di redistribuire funzioni, rafforzare il territorio, trattenere professionisti e rendere più coerente la rete delle cure. È su questo terreno che il Rapporto Oasi colloca il passaggio decisivo dei prossimi anni.
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Autrice di articoli per blog, laureata in Psicologia con la passione per la scrittura e le guide How to