Montagna Fvg, Bini: “Il terziario traina imprese e occupazione”
23/04/2026
Nei comuni montani del Friuli Venezia Giulia oltre la metà delle imprese opera nel terziario e, secondo la Regione, proprio questo dato aiuta a leggere in modo più corretto il peso degli investimenti pubblici destinati alle aree interne. L’assessore regionale alle Attività produttive e Turismo Sergio Emidio Bini interviene sul dibattito legato all’andamento del turismo in montagna e difende la strategia adottata dalla giunta, sostenendo che le risorse impiegate non rappresentano una spesa fine a sé stessa, ma uno strumento per contrastare lo spopolamento e sostenere lavoro e sviluppo locale.
I numeri indicati dalla Regione su ingressi, ricavi e presenze
Bini contesta apertamente quelle che definisce letture distorte dei dati, ricordando che il tema è già stato affrontato in Consiglio regionale e anche nella recente audizione di PromoTurismoFVG in Prima Commissione. Nel merito, l’assessore richiama l’andamento degli ingressi nei poli montani, che nella stagione 2017/2018 si fermavano a 758.316, mentre nella stagione 2025/2026 hanno raggiunto quota 976.259, con una crescita del 28,7%.
Alla stessa traiettoria viene collegato anche l’andamento dei ricavi. Secondo i dati illustrati dall’assessore, i poli montani sono passati da circa 10,4 milioni di euro nella stagione 2017/2018 a 17,9 milioni di euro nel 2025/2026, con un incremento del 72,1%. Numeri che, nella lettura della Regione, si riflettono anche sulle presenze turistiche complessive nelle aree della Carnia, delle Dolomiti friulane, di Piancavallo e del Tarvisiano, dove i pernottamenti sarebbero passati da 1.057.769 nel 2019 a 1.317.759 nel 2025, pari a un aumento del 24,5%.
“PromoTurismoFVG non deve fare utili, ma produrre ricadute”
Nel suo intervento, Bini insiste anche sulla natura di PromoTurismoFVG, chiarendo che l’ente non è chiamato a produrre utili come una società commerciale, ma a erogare servizi rivolti a turisti e cittadini. In questa impostazione, la valutazione degli investimenti va misurata sul ritorno sociale ed economico prodotto per imprese, lavoratori e fruitori dei servizi, più che sulla sola redditività diretta.
Dentro questa cornice l’assessore colloca la programmazione triennale degli investimenti, ricordando che le risorse non riguardano esclusivamente gli impianti di risalita. La pianificazione, spiega, coinvolge anche lo sviluppo estivo della montagna, i percorsi bike e altre strutture gestite dall’ente, come la Darsena Porto Vecchio di Lignano e le Terme di Grado. L’argomento centrale è che la montagna va letta come parte di un sistema turistico più ampio, in cui le infrastrutture e i servizi producono effetti che vanno oltre il singolo impianto.
Quattro anni di crescita delle imprese attive nei comuni montani
Il passaggio che la Regione considera più indicativo riguarda però il tessuto economico delle Terre Alte. Secondo le elaborazioni dell’ufficio studi della Camera di commercio di Pordenone-Udine, richiamate dall’assessore, tra il 2021 e il 2024 nei comuni montani si registra un saldo positivo di 173 imprese attive, pari a un incremento del 3,5%, dopo un lungo periodo di difficoltà.
In questo scenario assume particolare rilievo il dato secondo cui le imprese del terziario rappresentano il 51,8% del totale nei comuni montani. Per la Regione, è la conferma che gli investimenti sulle aree interne non si limitano a sostenere il turismo in senso stretto, ma agiscono come leva più ampia sulla vitalità economica del territorio, sull’occupazione e sulla capacità dei comuni montani di restare attrattivi per chi ci vive e per chi vi investe.
La linea sostenuta da Bini è netta: le risorse pubbliche destinate alla montagna vengono presentate come uno strumento di tenuta sociale ed economica, capace di accompagnare la crescita dei servizi e di offrire una prospettiva più stabile a territori che continuano a misurarsi con il rischio di marginalità e calo demografico.
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Autrice di articoli per blog, laureata in Psicologia con la passione per la scrittura e le guide How to