Udine, l’industria guarda agli umanoidi: Confindustria mette al centro AI, automazione e nuove competenze
27/03/2026
L’intelligenza artificiale non viene più osservata come una prospettiva lontana, ma come un elemento già presente nei processi produttivi, nelle decisioni aziendali e nelle strategie di crescita delle imprese. È attorno a questa consapevolezza che si è sviluppato il quinto appuntamento di “innovIAmo”, il ciclo di incontri promosso dal Comitato Piccola Industria, dai Gruppi Telecomunicazione e informatica e Terziario avanzato e dal Digital innovation hub di Confindustria Udine, dedicato questa volta al tema “Umanoidi, automazione e industria AI”.
L’evento, ospitato nella torre di Santa Maria, ha riunito imprenditori, manager, tecnici e formatori per affrontare da una prospettiva concreta il modo in cui robotica, automazione avanzata e intelligenza artificiale stanno trasformando il mondo industriale. Il punto di partenza del confronto è stato chiaro fin dall’apertura: la vera sfida non riguarda soltanto la disponibilità della tecnologia, ma la capacità delle imprese, soprattutto delle piccole e medie aziende, di integrarla dentro una visione strategica, organizzativa e culturale adeguata ai cambiamenti in corso.
La sfida non è solo tecnologica, ma culturale e strategica
A sottolinearlo è stata Annalisa Paravano, vicepresidente e presidente del Comitato Piccola industria di Confindustria Udine, che nei saluti istituzionali ha rimarcato come l’intelligenza artificiale e le nuove tecnologie siano già una realtà operativa nelle imprese. Secondo Paravano, il futuro non dipende dalla tecnologia in sé, ma dalle decisioni che vengono prese oggi, e per le PMI questo significa dotarsi di consapevolezza, competenze e capacità di guidare il cambiamento anziché subirlo.
Su questa stessa linea si sono mossi anche Cristian Feregotto, capogruppo Aziende telecomunicazione e informatica, e Mauro Pinto, capogruppo Aziende terziario avanzato, che hanno introdotto gli interventi tecnici. Feregotto ha ricordato come “innovIAmo”, fin dal primo incontro dell’ottobre 2024, abbia scelto di raccontare l’AI attraverso casi pratici e applicazioni reali, evitando l’effetto spettacolare e privilegiando un approccio concreto. Pinto ha invece posto l’accento sul fatto che la competitività oggi non si gioca più solo sul possesso della tecnologia, ma sulla capacità di inserirla in una strategia che tenga insieme produzione, energia, organizzazione e nuovi equilibri geopolitici.
Robotica, sicurezza e manifattura smart al centro del confronto
La parte tecnica dell’incontro ha approfondito l’evoluzione della manifattura intelligente attraverso gli interventi di Greta Moretto, Carlo Marchisio e Stefano Faccio, tutti legati al mondo di SPS Italia. Il loro contributo ha messo in evidenza come l’industria manifatturiera stia cambiando grazie all’integrazione tra robotica, automazione digitale, gestione dei dati e sicurezza, con processi sempre più orientati all’interoperabilità, al monitoraggio continuo e all’uso dell’intelligenza artificiale per rendere le attività più predittive, controllabili ed efficienti.
Un punto considerato non negoziabile resta però la sicurezza, che secondo i relatori deve accompagnare ogni fase dell’innovazione industriale. In questa direzione, il lavoro del Comitato Scientifico di SPS Italia viene indicato come fondamentale per tradurre le innovazioni in linee guida pratiche, ascoltare le esigenze delle aziende e promuovere un modello di crescita capace di tenere insieme tecnologia, tutela del lavoro e competitività.
Gli umanoidi tra promessa tecnologica e adozione industriale reale
Uno dei temi più attesi del pomeriggio ha riguardato il ruolo dei robot umanoidi nei processi produttivi. A offrire una lettura concreta del fenomeno è stato Federico Nardone, ceo di Effedi Automation, che ha riportato l’esperienza di chi progetta e integra sistemi robotizzati per l’industria. Il suo intervento ha provato a spostare il discorso dagli scenari futuristici alla realtà delle fabbriche, affrontando opportunità, limiti e possibili ambiti di utilizzo degli umanoidi nei contesti industriali.
Il messaggio emerso è netto: oggi gli umanoidi non possono essere considerati macchine destinate a sostituire l’uomo in modo generalizzato, ma tecnologie che potrebbero diventare utili in compiti ripetitivi, usuranti o difficili da presidiare con continuità. La vera questione, però, non è la loro esistenza, bensì la capacità di integrarli nei processi produttivi esistenti, ripensando layout, organizzazione del lavoro e competenze aziendali. È in questo passaggio che si gioca la differenza tra una tecnologia interessante e una tecnologia davvero utile per la competitività.
Competenze, formazione e dialogo tra impresa e territorio
Accanto alla dimensione tecnologica, un ruolo centrale è stato attribuito alla formazione. Michele Masone, coordinatore tecnico Meccatronica di ITS Academy Udine, ha spiegato come l’obiettivo dell’istituto sia accompagnare i diplomati verso la fabbrica digitale attraverso percorsi biennali intensivi, fondati sull’integrazione costante tra teoria e laboratorio. Il metodo indicato punta a ridurre le difficoltà iniziali nell’approccio a tecnologie complesse, valorizzando il lavoro pratico, il ruolo dei formatori e il rapporto continuo con le aziende, considerate essenziali per individuare le evoluzioni del mercato e i nuovi fabbisogni professionali.
La parte finale dell’evento ha visto una conversazione con Giacomo Mareschi Danieli, ceo di Danieli & C Officine Meccaniche, seguita da una tavola rotonda con lo stesso Mareschi Danieli, Giancarlo Locatelli di Cosma Group e Gianluca Tesolin di bofrost* Italia. Dalle loro riflessioni è emerso un quadro molto chiaro: l’intelligenza artificiale, gli umanoidi e l’automazione stanno già cambiando il lavoro, ma non possono essere interpretati come strumenti autonomi e maturi al punto da sostituire l’intelligenza umana. Al contrario, la loro efficacia dipenderà dalla capacità di inserirli in un sistema produttivo dove tecnologia e pensiero critico evolvono insieme.
In questa prospettiva, il vero salto competitivo non sarà adottare l’intelligenza artificiale in modo superficiale, ma saperla integrare nei processi decisionali, nei modelli di business e nella cultura aziendale. Il confronto ospitato da Confindustria Udine ha voluto proprio ribadire questo: il territorio dispone delle competenze per essere protagonista della trasformazione, ma ora serve la capacità di fare sistema, accelerare e accompagnare le imprese in un cambiamento che è già iniziato.
Autrice di articoli per blog, laureata in Psicologia con la passione per la scrittura e le guide How to