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Sacile, la Casa della comunità al centro della nuova sanità territoriale

29/04/2026

Sacile, la Casa della comunità al centro della nuova sanità territoriale

La Casa della comunità di Sacile si candida a diventare uno dei riferimenti più concreti della riorganizzazione sanitaria in Friuli Venezia Giulia, con un modello che punta a rendere l’assistenza più vicina ai cittadini e meno dipendente dall’ospedale per tutti quei bisogni che non richiedono un accesso urgente. La struttura, presentata ad Aviano dall’assessore regionale alla Salute Riccardo Riccardi, nasce infatti con una funzione precisa: rafforzare la medicina territoriale, offrendo un presidio accessibile, integrato e in grado di garantire continuità assistenziale.

Nel suo intervento, Riccardi ha definito la Casa della comunità come un “tassello fondamentale” di questo percorso, insistendo sul valore della prossimità e sulla necessità di costruire risposte più adeguate rispetto ai bisogni di salute che caratterizzano oggi la popolazione. Il riferimento non è soltanto alla gestione ordinaria dell’assistenza, ma soprattutto alla crescita delle patologie croniche, che richiedono monitoraggio, presa in carico e una relazione stabile con i servizi, molto diversa da quella legata all’emergenza o all’episodio acuto.

Accesso diretto di giorno e continuità assistenziale nelle ore serali

La struttura di Sacile si configura come un punto di riferimento per l’assistenza non urgente, organizzata su due fasce orarie. Dalle 8 alle 20 i cittadini potranno accedere direttamente in autopresentazione, mentre nelle ore successive sarà possibile rivolgersi alla guardia medica tramite il numero dedicato, destinato progressivamente a essere sostituito dal 116117, il Numero Europeo Armonizzato per le cure mediche non urgenti.

Si tratta di una formula che risponde a un’esigenza molto concreta: alleggerire la pressione sulle strutture ospedaliere e, allo stesso tempo, offrire ai cittadini un presidio riconoscibile, capace di orientare e gestire situazioni che non richiedono il pronto soccorso ma nemmeno possono essere lasciate senza risposta. Il valore della Casa della comunità, in questa prospettiva, sta proprio nella sua capacità di collocarsi tra medicina generale, assistenza infermieristica e servizi territoriali, diventando uno snodo operativo della rete sanitaria locale.

Patologie croniche e assistenza domiciliare al centro del modello

Uno degli aspetti più significativi della struttura riguarda la presa in carico delle patologie croniche, tema che rappresenta oggi una delle sfide più impegnative per il sistema sanitario pubblico. All’interno della Casa della comunità sarà attivo un ambulatorio dedicato al monitoraggio di condizioni molto diffuse, come diabete mellito, patologie cardiovascolari e malattie respiratorie croniche. Il percorso sarà seguito da personale infermieristico in stretta collaborazione con i medici di medicina generale, che avranno il compito di individuare i pazienti aventi diritto.

Accanto a questa attività, continuerà anche il servizio di assistenza domiciliare, con interventi programmati e coordinati direttamente nelle abitazioni dei pazienti. È un passaggio rilevante, perché conferma la volontà di costruire una sanità che non si limiti al presidio fisico, ma sappia raggiungere le persone nei luoghi in cui vivono, soprattutto quando la fragilità o la condizione clinica rendono più complesso il ricorso ai servizi tradizionali.

In questo assetto, una figura centrale è rappresentata dall’infermiere di famiglia e comunità, destinato a diventare un riferimento stabile per i cittadini. Il rafforzamento di questo ruolo si inserisce in una visione organizzativa che punta sulla continuità, sull’ascolto e sulla capacità di accompagnare la persona lungo il percorso di cura, evitando frammentazioni o passaggi disordinati tra un servizio e l’altro.

Una riorganizzazione che sposta il baricentro dall’ospedale al territorio

Riccardi ha spiegato con chiarezza il senso di questa trasformazione: spostare il baricentro dell’assistenza dall’ospedale al territorio, perché la struttura dei bisogni sanitari è cambiata profondamente. Se in passato il sistema era costruito soprattutto per rispondere a situazioni acute, oggi il peso crescente delle cronicità impone percorsi più lunghi, strutturati e basati sulla presa in carico nel tempo.

L’assessore ha anche sottolineato che un sistema di tale complessità non può essere riformato in tempi brevi, soprattutto dopo una fase che ha definito di lungo immobilismo. Per questo, ha rimarcato la necessità di accompagnare ogni cambiamento con trasparenza, spiegazione pubblica e confronto con i professionisti, riconoscendo il contributo di chi è chiamato ogni giorno a tradurre le scelte organizzative in pratica assistenziale.

Nel quadro delineato dalla Regione, la Casa della comunità di Sacile entra dunque in una strategia più ampia di rafforzamento della rete territoriale, con l’obiettivo di migliorare accessibilità, qualità dei servizi e capacità di risposta per l’intero ambito di riferimento. È una scommessa che riguarda l’efficienza del sistema, ma anche la sua tenuta sociale: offrire cure universali, sicure e realmente vicine ai cittadini significa infatti costruire una sanità pubblica più leggibile, più presente e meglio attrezzata rispetto ai bisogni quotidiani delle persone.

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Andrea Bianchi

Autore di articoli di attualità, casa e tech porto in Italia le ultime novità.