Manifattura udinese, il 2025 si chiude in lieve ripresa: produzione su, domanda interna ancora fragile
01/03/2026
Il manifatturiero della provincia di Udine archivia l’ultimo trimestre del 2025 con un segnale che, dopo mesi di prudenza, torna a orientare le imprese verso uno scenario meno difensivo. La produzione industriale cresce dell’1,5% rispetto al terzo trimestre e dello stesso valore nel confronto con l’analogo periodo del 2024. Un rafforzamento che, secondo il presidente di Confindustria Udine Luigino Pozzo, combina fattori congiunturali e il recupero operativo successivo alla pausa estiva, aprendo a prospettive di ulteriore miglioramento.
Il quadro, però, resta a due velocità: mentre l’offerta torna a salire, la domanda non segue con la stessa intensità. Le vendite complessive, infatti, evidenziano ancora una dinamica debole, con un -0,9% tendenziale. È qui che si colloca il punto più sensibile dell’indagine: un disallineamento tra capacità produttiva e sbocchi commerciali, legato alla fragilità del mercato interno e a un clima di incertezza che continua a condizionare gli acquisti.
Produzione e ordinativi: l’export sostiene, gli ordini migliorano
L’elemento che ha tenuto in equilibrio la manifattura provinciale resta l’export. Nonostante un cambio euro/dollaro sfavorevole e le incertezze sull’evoluzione della politica commerciale statunitense, le vendite estere hanno continuato a dare un contributo positivo, sostenendo i livelli di attività. Il dato complessivo consente alla manifattura udinese di interrompere una fase triennale di contrazione e chiudere il 2025 con una variazione media annua pari a +0,2% rispetto al 2024, a fronte di un dato nazionale stimato in -0,5%.
Coerentemente con il miglioramento del clima di fiducia, anche gli ordinativi cambiano passo: +3,7% congiunturale e +2,7% tendenziale. Le aspettative delle imprese si muovono nella stessa direzione: la quota di chi prevede un aumento della produzione nei prossimi mesi sale al 20%, rispetto al 9% della rilevazione precedente. In questa fase, la differenza la fanno le aziende più orientate all’internazionalizzazione, alla diversificazione dei clienti e delle aree geografiche, oltre che al presidio delle filiere e delle competenze chiave.
Settori, occupazione e costo dell’energia: dove si concentra la pressione competitiva
L’andamento dei comparti conferma un quadro articolato. Nel quarto trimestre 2025 spiccano, sul fronte tendenziale, la meccanica (+3,5%) e la carta (+5,9%); positivo anche il legno-arredo sul trimestre (+4,5% congiunturale), mentre l’alimentare soffre nel confronto annuo (-5,6%) e la chimica mostra un arretramento marcato (-5,4% congiunturale; -6,0% tendenziale). Materiali da costruzione e siderurgia si muovono in territorio positivo, con segnali utili per leggere il ritmo degli investimenti e dei cantieri.
Sul lavoro, la fotografia è di tenuta: nel quarto trimestre gli occupati calano lievemente (-0,3%), senza modificare un quadro di sostanziale stabilità nel corso del 2025. Anche la propensione a investire resta su livelli relativamente sostenuti e si concentra su digitalizzazione, sostenibilità ed efficientamento energetico: scelte coerenti con l’esigenza di aumentare produttività e competitività.
Il contesto macro rimane un fattore decisivo. Il prezzo del gas naturale, dopo la volatilità di gennaio, si colloca su una media di 31 euro/MWh; il petrolio sale a 71 dollari/barile (da 59 dollari a metà dicembre 2025). L’euro resta forte sul dollaro (1,18). L’inflazione nell’Eurozona scende all’1,7%, mentre la BCE conferma i tassi di riferimento al 2,0%; i tassi applicati alle imprese, dopo una fase di riduzione, mostrano segnali di lieve risalita. In questo quadro, il “decreto energia” viene letto come un segnale concreto, ma il costo dell’energia continua a pesare soprattutto sui settori energivori.
Per il 2026, Confindustria Udine lega parte delle attese al recupero dell’economia tedesca, primo partner commerciale della manifattura friulana, e alla capacità delle imprese di attenuare gli effetti dei dazi USA anche attraverso la diversificazione dei mercati. Sul fronte delle politiche industriali, viene indicata come prioritaria l’emanazione tempestiva del decreto attuativo dell’Iperammortamento, necessario per evitare rinvii nelle decisioni di investimento: in una fase in cui “sapere” e “saper fare” restano il tratto distintivo del territorio, l’innovazione viene posta come asse non negoziabile, con un richiamo esplicito a un lavoro di sistema tra istituzioni, scuola, università, centri di ricerca e imprese.
Fabiana Fissore è web editor e creator di contenuti dedicati a lifestyle urbano ed eventi locali. Racconta la città con uno stile fresco e coinvolgente, a stretto contatto con il territorio.