Intelligenza artificiale e scuola, il Friuli Venezia Giulia punta su formazione e spirito critico
09/04/2026
L’intelligenza artificiale entra con sempre maggiore forza nel dibattito educativo e il Friuli Venezia Giulia sceglie di affrontare il tema partendo da un presupposto netto: la scuola non può limitarsi a inseguire il cambiamento tecnologico, ma deve contribuire a orientarlo. È questa la linea emersa dal seminario “Intelligenza artificiale a scuola: nuove mappe della conoscenza e apprendimento generativo”, promosso a Udine nell’ambito del Piano regionale Scuola digitale, al quale hanno preso parte gli assessori regionali Sebastiano Callari e Alessia Rosolen, insieme a Paolo Granata dell’Università di Toronto.
Il punto centrale del confronto non riguarda soltanto l’introduzione di nuovi strumenti nelle aule, ma il modo in cui l’intelligenza artificiale modifica i processi di apprendimento, il rapporto con la conoscenza e il ruolo stesso della mediazione educativa. Una questione che, per la Regione, non può essere affrontata con entusiasmo acritico né con resistenze di principio, ma con un lavoro strutturato di accompagnamento rivolto a scuole, docenti e studenti.
La scuola come presidio culturale nella trasformazione digitale
Nel corso dell’incontro, Callari ha richiamato la necessità di affrontare la diffusione dell’intelligenza artificiale con consapevolezza, spirito critico e responsabilità educativa. Un’impostazione che coglie uno dei nodi più delicati della fase attuale: l’AI è già presente nella quotidianità degli studenti, spesso prima ancora che il sistema scolastico riesca a costruire strumenti adeguati per interpretarla e governarla.
È proprio qui che la scuola torna ad assumere una funzione decisiva. Non soltanto perché deve trasmettere competenze digitali, ma perché resta il luogo in cui si formano capacità di analisi, autonomia di giudizio, attenzione alle fonti e comprensione del rapporto tra tecnologia e decisione umana. In questo senso, l’uso dell’intelligenza artificiale nella didattica non può ridursi a una questione tecnica o laboratoriale: riguarda il modo in cui si educa a pensare.
Callari ha inoltre collocato questa riflessione dentro il più ampio posizionamento innovativo del Friuli Venezia Giulia, ricordando come la regione sia oggi riconosciuta in Europa tra le realtà più dinamiche sul fronte dell’innovazione. Un risultato che, sul piano politico, rafforza la responsabilità di investire in una formazione capace di accompagnare davvero il cambiamento e non semplicemente di subirlo.
Investimenti regionali e nuova strategia per il triennio 2025-2028
Accanto alla dimensione culturale, il seminario ha offerto anche un quadro concreto delle politiche già messe in campo. Rosolen ha ricordato che il secondo Piano regionale della scuola digitale, avviato per il triennio 2021-2023 e successivamente prorogato fino al 2025, ha destinato 1 milione e 775mila euro a 109 scuole. Una base sulla quale la Regione intende ora costruire una fase più avanzata.
Nel nuovo programma 2025-2028, infatti, l’attenzione si concentra in modo più diretto proprio sull’intelligenza artificiale e sugli effetti della trasformazione tecnologica nei contesti educativi. Lo stanziamento previsto sale a 1 milione e 950mila euro, con il coinvolgimento di 106 scuole. Il dato economico, da solo, non esaurisce il significato dell’intervento, ma segnala la volontà di passare da una logica di digitalizzazione generica a una strategia più mirata, centrata sulla sostenibilità digitale e sulla qualità dell’uso pedagogico delle tecnologie.
Rosolen ha insistito su un punto particolarmente rilevante: digitalizzazione e reale trasformazione dei processi educativi non coincidono. È una distinzione che merita attenzione, perché negli ultimi anni molte politiche scolastiche si sono concentrate soprattutto sulla dotazione di dispositivi e piattaforme, senza sempre riuscire a incidere davvero sulle pratiche didattiche. L’intelligenza artificiale, in questo quadro, costringe il sistema formativo a porsi domande più profonde: che cosa significa insegnare, verificare, orientare e accompagnare l’apprendimento in un ambiente in cui gli strumenti generativi sono sempre più accessibili?
La risposta proposta dalla Regione parte da un principio semplice ma decisivo: l’AI resta uno strumento, mentre la responsabilità educativa rimane interamente umana. È un equilibrio che può sembrare scontato sul piano teorico, ma che nella pratica scolastica sarà sempre più complesso da tradurre. Ed è proprio da questa complessità che dipenderà la qualità della scuola nei prossimi anni.
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Autrice di articoli per blog, laureata in Psicologia con la passione per la scrittura e le guide How to