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Energia, allarme di Costantini: “Il conflitto nel Golfo pesa sulle piccole imprese”

30/03/2026

Energia, allarme di Costantini: “Il conflitto nel Golfo pesa sulle piccole imprese”

Il conflitto in Medio Oriente continua a far sentire i propri effetti ben oltre il piano geopolitico, con ricadute sempre più evidenti sull’economia reale e, in particolare, sul costo dell’energia. A preoccupare il mondo delle imprese è l’ennesima spinta al rialzo che interessa bollette e carburanti, due voci che incidono in modo diretto sulla sostenibilità dell’attività produttiva, soprattutto per le realtà di dimensioni minori, già esposte a margini ridotti e a una struttura dei costi molto meno flessibile rispetto ai grandi gruppi.

A rilanciare l’allarme è il presidente nazionale di Cna, Dario Costantini, intervenuto ai microfoni di Rds per richiamare l’attenzione su uno scenario che rischia di aggravarsi rapidamente. Il nodo centrale riguarda l’effetto a catena che la crisi nell’area del Golfo può produrre sul mercato energetico, con un impatto destinato a trasferirsi in tempi brevi sui conti delle imprese italiane e, di riflesso, sui prezzi finali lungo l’intera filiera.

Una pressione crescente su bollette e carburanti

Secondo la valutazione espressa da Costantini, il conflitto rischia di tradursi in una stangata da 30 miliardi di euro per il sistema produttivo, tra rincari legati alle forniture energetiche e aumento del costo dei carburanti. Una cifra che restituisce la dimensione del problema e che fotografa una fragilità strutturale già emersa in altre fasi di forte instabilità internazionale: quando il prezzo dell’energia cresce, le piccole imprese sono tra le prime a subire contraccolpi immediati, perché hanno meno strumenti per assorbire gli aumenti e meno capacità contrattuale nella gestione dei costi.

Il tema non riguarda soltanto le aziende energivore o i comparti industriali tradizionalmente più esposti. L’aumento del costo dell’energia investe infatti in modo trasversale artigianato, manifattura, logistica, commercio e servizi, modificando gli equilibri economici anche di attività che, a prima vista, potrebbero sembrare meno dipendenti dalle oscillazioni del mercato energetico. Quando salgono le bollette, aumentano i costi di produzione; quando cresce il prezzo dei carburanti, diventano più onerosi trasporti, consegne e approvvigionamenti. Il risultato è una compressione ulteriore dei margini che rischia di diventare, per molte imprese, un problema di tenuta vera e propria.

Le piccole imprese restano l’anello più esposto

L’aspetto più delicato richiamato dal presidente nazionale di Cna riguarda proprio la condizione delle piccole imprese. Secondo Costantini, sarebbero circa 300mila quelle potenzialmente esposte a un incremento dei costi definito insostenibile. È un passaggio che merita attenzione, perché segnala come la questione energetica non sia più soltanto un tema tecnico o settoriale, ma un fattore che incide direttamente sulla competitività, sulla continuità aziendale e sulla possibilità di mantenere livelli adeguati di occupazione e investimento.

Per le realtà più piccole, il rincaro energetico ha infatti un effetto moltiplicatore: pesa sui costi correnti, rallenta la programmazione e rende più difficile trasferire gli aumenti sul mercato senza perdere clienti o quote di fatturato. In molti casi, il rischio concreto è quello di trovarsi costretti a lavorare con margini ridottissimi, o addirittura a rivedere al ribasso attività e servizi, in una fase in cui il sistema produttivo avrebbe invece bisogno di stabilità e di strumenti per consolidare la ripresa.

Da qui la richiesta avanzata da Costantini di una riforma capace di ridurre il prezzo dell’energia, tema che torna con forza al centro del dibattito economico. La posizione espressa dal presidente di Cna riflette una preoccupazione diffusa tra le imprese: senza un intervento strutturale, ogni nuova tensione internazionale rischia di trasformarsi in un’emergenza immediata per il tessuto produttivo italiano. E in un Paese dove la piccola impresa resta una componente decisiva dell’economia, il costo dell’energia finisce per diventare uno dei principali indicatori della tenuta complessiva del sistema.

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Annalisa Biasi

Autrice di articoli per blog, laureata in Psicologia con la passione per la scrittura e le guide How to