Cult Lab, dopo GO!2025 la prova dei fatti: quali idee meritano continuità
02/03/2026
A riflettori spenti, i progetti culturali mostrano la loro vera natura: alcuni restano belle intuizioni, altri diventano strumenti che cambiano il modo in cui un territorio si racconta e si organizza. È su questo crinale che l’assessore regionale al Lavoro, Formazione, Istruzione, Ricerca, Università e Famiglia Alessia Rosolen ha collocato l’intervento a Gorizia, nell’aula magna del centro polifunzionale dell’Università di Udine in via Santa Chiara, durante l’evento conclusivo di “Cult Lab”: l’esperienza legata alla promozione del territorio nel quadro di Nova Gorica e Gorizia Capitale europea della Cultura.
Il messaggio politico è netto: GO!2025 ha aperto una fase di visione e confronto capace di superare confini geografici e disciplinari, ma adesso serve una valutazione lucida. Non la conta degli applausi, bensì la selezione di ciò che può ancora produrre valore, con investimenti mirati e obiettivi misurabili.
Un laboratorio lungo tre semestri: studenti al lavoro su campagne reali
“Cult Lab” si è sviluppato in tre semestri didattici e ha coinvolto 57 studenti della sede goriziana dell’Ateneo friulano. Il cuore del percorso è stato operativo: gli universitari hanno progettato e realizzato campagne di comunicazione, con un uso ampio e consapevole dei social, partendo da diversi “capitoli” della programmazione collegata a GO!2025.
Le campagne hanno attraversato ambiti molto diversi tra loro: grandi concerti, spettacoli teatrali, proposte enogastronomiche, fino a iniziative di valorizzazione culturale più specifiche, come la mostra dedicata a Ungaretti nel museo di Santa Chiara a Gorizia. Un ventaglio che racconta anche la complessità della sfida: promuovere un territorio oggi significa saper parlare a pubblici differenti, con linguaggi coerenti, senza appiattire identità e contenuti.
L’iniziativa è stata finanziata dal Comune di Gorizia e all’evento hanno partecipato, tra gli altri, il sindaco Rodolfo Ziberna e la vicesindaca Chiara Gatta; presente anche la prefetta Ester Fedullo. Un dato non secondario, perché rende evidente la natura “di sistema” del progetto: università, istituzioni e comunità locale nello stesso spazio, attorno a un lavoro che non si esaurisce in aula.
La parola chiave: continuità, non celebrazione
Rosolen ha definito GO!2025 come un’occasione di collaborazione e dialogo in cui la Regione ha investito risorse importanti, chiedendo che l’esperienza continui a generare risultati. Il passaggio più significativo sta però nella prospettiva: i giovani non come destinatari di eventi, ma come protagonisti di progettualità che hanno ricadute concrete.
È qui che la valutazione “a posteriori” diventa decisiva. Capire quali progetti meritino continuità significa interrogarsi su cosa abbia funzionato davvero: capacità di attrarre pubblico, qualità della narrazione, coinvolgimento degli operatori locali, efficacia dei canali, sostenibilità nel tempo. In un contesto come quello goriziano, dove la dimensione transfrontaliera non è un’astrazione ma una pratica quotidiana, la comunicazione culturale può diventare infrastruttura: mette in relazione istituzioni, turismo, creatività, formazione e identità.
La sfida, adesso, è scegliere: trasformare i migliori prodotti di “Cult Lab” in strumenti duraturi, farli crescere con partner e risorse adeguate, evitare che l’energia accumulata durante GO!2025 si disperda in un ciclo di iniziative isolate. Se l’ambizione è lasciare un’eredità, la continuità non è un favore ai progetti: è un investimento sul territorio.