A Gemona il valore del volontariato in cucina nelle emergenze del Friuli
25/03/2026
Ci sono forme di aiuto che raramente finiscono al centro dell’attenzione pubblica, eppure restano impresse nella memoria collettiva con una forza particolare. Accade quando l’assistenza prende il volto di un gesto semplice, essenziale, immediato: un pasto caldo preparato e servito a chi, nel giro di poche ore, ha perso la propria casa, le proprie abitudini, i punti fermi di una vita intera. È da questa consapevolezza che ha preso forma, a Gemona, il convegno “Cultura del volontariato e la cucina in emergenza - Anniversario 50° dal terremoto del Friuli 1976”, occasione per riflettere su un aspetto decisivo delle grandi emergenze, spesso meno visibile di altri ma profondamente legato alla dignità delle persone.
Nel suo intervento, l’assessore regionale alle Finanze Barbara Zilli ha scelto di mettere al centro proprio il valore quotidiano e silenzioso di chi opera dietro le quinte, tra fornelli, approvvigionamenti e organizzazione logistica. Un lavoro che può apparire secondario solo a uno sguardo superficiale, perché nelle situazioni di crisi la possibilità di ricevere un pasto non risponde soltanto a un bisogno materiale, ma restituisce un frammento di normalità a chi si trova improvvisamente in una condizione di fragilità estrema.
Il ricordo del terremoto del 1976 e il significato dei primi pasti nelle tendopoli
Il cinquantesimo anniversario del terremoto del Friuli riporta inevitabilmente alla memoria immagini che appartengono alla storia della regione e delle sue comunità. Nel richiamare fotografie e racconti di famiglia custoditi nel tempo, Zilli ha evidenziato l’importanza dei primi pasti caldi serviti nelle tendopoli, descrivendoli come uno dei segni più concreti di umanità emersi dentro una stagione drammatica. In quei momenti il cibo non rappresentava soltanto un supporto pratico, ma un elemento capace di restituire vicinanza, conforto e un senso di presenza collettiva davanti alla distruzione.
Offrire un pasto, anche in condizioni difficili, significa infatti molto più che distribuire un servizio. Significa creare uno spazio di accoglienza, far percepire a chi ha perso tutto che esiste ancora una comunità pronta a farsi carico del suo dolore e dei suoi bisogni. È in questa dimensione che il volontariato in cucina acquista una valenza profonda, quasi simbolica, perché riesce a tradurre la solidarietà in un gesto quotidiano, concreto e immediatamente comprensibile da tutti.
Il volontariato come competenza e scelta di servizio
Nel suo intervento, l’assessore ha voluto riconoscere anche la qualità umana e professionale di chi presta servizio in questo ambito. Molti volontari, ha ricordato, sono persone che nella vita svolgono un lavoro impegnativo e qualificato, ma che scelgono di dedicare tempo, energie e competenze alla comunità quando ce n’è bisogno. È proprio questa disponibilità ad andare oltre il perimetro del proprio mestiere a conferire al volontariato un significato ancora più forte.
Dentro le emergenze, del resto, l’improvvisazione non basta. Servono organizzazione, lucidità, capacità di operare in tempi rapidi e in contesti spesso complessi. La gestione della cucina e della logistica richiede precisione, spirito di adattamento e un forte senso di responsabilità. Parlare di volontariato, in questo caso, significa allora riconoscere un insieme di competenze messe al servizio degli altri con discrezione, senza ricerca di visibilità, ma con una continuità che fa la differenza nei momenti più delicati.
Il legame con la Protezione Civile e il passaggio di valori alle nuove generazioni
Un altro passaggio rilevante del convegno ha riguardato la sinergia con la Protezione Civile, definita naturale e virtuosa. In Friuli Venezia Giulia il rapporto tra memoria del terremoto, cultura dell’emergenza e partecipazione civica non è mai stato un fatto astratto. Si è costruito nel tempo come patrimonio condiviso, alimentato da esperienze concrete, da modelli organizzativi riconosciuti e da una forte consapevolezza identitaria. Il riferimento al 1976, in questo senso, non appartiene soltanto al ricordo, ma continua a orientare il modo in cui il territorio interpreta la prevenzione, la risposta alle crisi e il senso di appartenenza alla comunità.
Zilli ha insistito proprio su questo aspetto, indicando come obiettivo quello di trasmettere ai giovani i valori dell’emergenza e della ricostruzione. Il richiamo al DNA del Friuli, ereditato da chi ha saputo reagire con forza a una prova durissima, restituisce bene l’idea di una memoria che non si esaurisce nella commemorazione, ma che diventa insegnamento civile. Iniziative aperte alle scuole, a ridosso di un anniversario tanto significativo, assumono allora un valore particolare: non solo celebrano il passato, ma aiutano le nuove generazioni a comprendere cosa significhino davvero solidarietà, responsabilità e spirito di servizio.
Il convegno di Gemona si inserisce dunque in un percorso più ampio, dove il ricordo del terremoto si intreccia con il riconoscimento di chi, ieri come oggi, sceglie di esserci nei momenti in cui una comunità ha più bisogno di sostegno. E in quella cucina che opera lontano dai riflettori, tra turni, preparazioni e distribuzione dei pasti, continua a vivere una delle forme più autentiche della solidarietà friulana.
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Fabiana Fissore è web editor e creator di contenuti dedicati a lifestyle urbano ed eventi locali. Racconta la città con uno stile fresco e coinvolgente, a stretto contatto con il territorio.